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Insufficienza venosa  degli arti inferiori

2021-10-21 09:39

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Info mediche,

Insufficienza venosa  degli arti inferiori

L’insufficienza venosa  degli arti inferiori è un insieme di segni e sintomi che denotano un cattivo funzionamento del sistema venoso.

L’insufficienza venosa è un disturbo della circolazione caratterizzato da un ritorno difficoltoso di sangue dalle estremità al cuore; in particolare, quando si parla di insufficienza venosa degli arti inferiori, si tratta di un disturbo della circolazione.

Che cosa si intende con insufficienza venosa degli arti inferiori ?

L’insufficienza venosa  degli arti inferiori è un insieme di segni e sintomi che denotano un cattivo funzionamento del sistema venoso. Anatomicamente parliamo di sistema venoso profondo e superficiale chiamando vene profonde quelle che scorrono sotto la fascia muscolare e vene superficiali quelle esterna alla fascia dei muscoli. 

Dal punto di vista funzionale le vene profonde sono più importanti in quanto adempiono in massima parte alla funzione di trasporto del sangue refluo che ritorna dai piedi verso il cuore per rientrare nella circolazione sistemica. Quelle superficiali invece funzionano solamente da drenaggio di cute e sottocute e da sostegno della circolazione profonda. 

La nostra circolazione venosa è un progetto complesso che prevede molti fattori; il sangue viene pompato dal cuore nei vari distretti ed organi del corpo con una pressione massima di 100/150 millimetri di mercurio e, raggiunti gli arti inferiori, deve ritornare al cuore in assenza di una pompa periferica che vinca la forza di gravità. 

Ci sono quindi alcuni meccanismi strategici che facilitano il ritorno venoso: 

la pianta del piede che funge da spugna che si riempie e si svuota col peso corporeo ad ogni passo;

i muscoli del polpaccio che spremono le vene al proprio interno durante il movimento;

Quindi il ritorno venoso ottimale è legato al movimento di deambulazione ed al buon funzionamento valvolare. Se le vene si ostruiscono per trombosi, se le valvole non sono più funzionanti oppure se il movimento di deambulazione è nullo, scarso o deficitario per vari motivazioni, allora si creano le condizioni per l’entità clinica dell’insufficienza venosa cronica con vari stadi di gravità e diversi sintomi.

Che cos’è l’insufficienza venosa cronica?

L’insufficienza venosa cronica (IVC) consiste nell’incapacità del sangue delle vene a ritornare al cuore dopo essere arrivato fino agli arti inferiori, dove tende a ristagnare. Può avere origine da un’alterazione delle vene, la cosiddetta insufficienza venosa cronica organica, o può essere causata da un’iperattività delle vene stesse, la cosiddetta insufficienza venosa cronica funzionale.

Quali sono le cause dell’insufficienza venosa cronica?

L’insufficienza venosa cronica organica può essere causata da una dilatazione delle pareti delle vene (varici) che a sua volta può derivare da varie cause come gravidanze, sovrappeso, ritenzione idrica e altre ancora. L’insufficienza venosa cronica è molto diffusa, soprattutto tra le donne, tanto che si calcola che in Italia 3 esponenti del sesso femminile su 10 ne siano affette in varia misura.

 

Quali sono i Segni, i Sintomi e i Disturbi che possono manifestarsi in presenza di Insufficienza Venosa?

I sintomi da insufficienza venosa sono piuttosto variabili: alcuni pazienti lamentano un semplice gonfiore a livello delle gambe, mentre per altri il disturbo può diventare persino invalidante, fino a compromettere seriamente la qualità della vita.

Il quadro clinico dei pazienti colpiti da insufficienza venosa può essere contraddistinto da uno o più dei seguenti sintomi:

Comparsa di macchie scure sulla pelle;

Crampi ai polpacci (specialmente durante il riposo notturno): la frequenza dei dolori crampiformi compromette la qualità del sonno, ripercuotendosi negativamente sulle normali attività quotidiane (sonnolenza durante il lavoro, irritabilità, calo dell'attenzione ecc.);

Dilatazione delle vene superficiali;

Dolore in corrispondenza di una vena ectasica (dilatata) o varicosa;

Edema persistente a livello dell'arto interessato: l'edema periferico tende a svanire in clinostatismo (posizione sdraiata);

Flebite: il 60% dei pazienti affetti da insufficienza venosa va incontro a flebite (infiammazione delle vene superficiali);

Formicolii alle gambe;

Gambe gonfie e caviglie gonfie;

Iperpigmentazione della pelle degli arti inferiori;

Ispessimento della pelle (nell'area coinvolta da insufficienza venosa): abbiamo osservato che l'insufficienza venosa nega il corretto trasporto di ossigeno e sostanze nutritive ai vari distretti. Questa condizione sembra dovuta ad un deposito esagerato di fibrina intorno ai capillari; ed è proprio l'accumulo esagerato di fibrina che può creare indurimento e prominenza nei tessuti attigui;

Porpora (l'insufficienza venosa costituisce un fattore di rischio per la porpora);

Prurito a livello articolare;

Sensazione di pesantezza alle gambe;

Teleangectasie: espressione di un rallentamento del flusso sanguigno e della presenza di varici, rappresentano dilatazioni patologiche, esagerate ed abnormi delle vene, che assumono un andamento tortuoso;

Ulcere cutanee;

Trombosi venosa profonda: oltre a costituire una probabile causa di insufficienza venosa, la trombosi venosa profonda è una possibile complicanza della flebite, a sua volta dovuta al difficoltoso ritorno venoso al cuore;

Vene varicose (si tratta un disturbo estremamente ricorrente nei pazienti colpiti da insufficienza venosa).

Altri esami sono possibili come la pletismografia, il doppler ad onda continua, la risonanza magnetica e la flebografia, ma solo in casi molto particolari ed alcuni decisamente obsoleti.

Chi sono i pazienti più comuni? Quali sono le cause e i fattori di rischio che incidono maggiormente?

Le donne sono più frequentemente colpite da questa malattia vascolare e il fattore più importante di rischio è la familiarità. Non si ereditano le varici, ma un difetto di strutturazione della parete venosa che, povera di fibre muscolari e di tessuto elastico,  finisce per dilatarsi rendendo insufficiente il proprio sistema valvolare. A questo si aggiungono fattori ambientali come il lavoro in posizione eretta, il poco movimento di deambulazione, le gravidanze e le disfunzioni ormonali. La prevenzione è principalmente legata al movimento ed alla compressione elastica.

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